I Cetacei PDF Stampa E-mail
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Martedì 21 Luglio 2009 11:20
 

 

I CETACEI DELL’ARCIPELAGO

Ventotene

 

Progetto per l’acquisizione dati scientifici il monitoraggio l’educazione

 ambientale e l’istituzione di un Centro coordinamento cetacei”

 

PREMESSA

Il presente documento è stato redatto su richiesta della Direzione della Riserva Naturale Marina Isole di Ventotene e Santo Stefano e rappresenta un’ipotesi di lavoro da implementare nell’ambito di un programma di sviluppo sostenibile delle risorse marine dell’Arcipelago Pontino-Campano, basato sul monitoraggio, lo studio e la fruibilità delle specie di cetacei presenti nell’area.

Nelle aree protette infatti, accanto agli obiettivi primari di conservazione e valorizzazione delle risorse naturali, sempre di più vengono perseguite le finalità di promozione dello sviluppo sostenibile, al fine di realizzare un armonioso rapporto dell'uomo con l'ambiente naturale, un uso responsabile delle risorse finite (es. acqua, energia) ed una promozione di attività economiche compatibili (es. turismo),.



INTRODUZIONE

I fondali marini dell’Arcipelago Pontino (Ventotene) – Campano (Ischia) possiedono alcune tipicità geomorfologiche e, in determinati settori, sono caratterizzati da un sistema di canyon sottomarini di straordinario significato per i Cetacei, come documentato dalla regolare presenza in queste acque del raro delfino comune (Delphinus delphis, la cui popolazione mediterranea è stata recentemente classificata come a rischio di estinzione nella Red List IUCN e inserita in Appendice I della CMS - Convenzione di Bonn) e del capodoglio (Physeter macrocephalus, altra specie inserita in Appendice I della CMS).

Inoltre, sono regolarmente censite nell’area altre specie di cetacei quali la stenella striata (Stenella coeruleoalba), il tursiope (Tursiops truncatus), il grampo (Grampus griseus) e la balenottera comune (Balaenoptera physalus, anch’essa in Appendice I della CMS), mentre si osserva la presenza regolare, di un gruppo familiare di globicefali (Globicephala melas) nelle vicinanze dell’isola di Ventotene.

 

 

LE SPECIE CHIAVE DELL’AREA

Il delfino comune, il capodoglio e il globicefalo sono certamente le specie chiave dell’area.

Il delfino comune è una specie di cetaceo di piccole dimensioni distribuita e relativamente abbondante in tutto il mondo. Tuttavia, i delfini comuni Mediterranei hanno vissuto un drammatico calo di abbondanza nelle ultime decadi e sono quasi completamente scomparsi da grandi porzioni del loro territorio (Bearzi et al., 2003). Diversi fattori interagenti, dalle fluttuazioni naturali all’impatto delle attività antropiche, possono aver causato questo impressionante declino.

Nel 2003 la popolazione Mediterranea di delfino comune è stata listata come a rischio di estinzione nella Lista Rossa dell’IUCN degli Animali in pericolo, sulla base del criterio A2, che si riferisce al 50% di declino in abbondanza nelle ultime tre generazioni, le cause del quale “non possono cessare o non possono essere comprese o non possono essere reversibili” (http://www.redlist.org).

 

 

L’Arcipelago Pontino-Campano ospita l’unica comunità italiana di delfino comune residente oggi conosciuta (Bearzi et al., 2003; Mussi et al., 2002). La stessa è sottoposta a minacce dirette quali il disturbo del traffico delle imbarcazioni da diporto (Miragliuolo et al. 2001), le collisioni con i mezzi a motore, le catture negli attrezzi da pesca (Miragliuolo et al. 2002) e la sopravvivenza di questi ultimi delfini comuni dipenderà probabilmente dal principio precauzionale e dall’adozione di precise misure di conservazione per prevenire un ulteriore declino.

Il capodoglio è il più grande degli Odontoceti e viene avvistato nelle aree più profonde del Mediterraneo, incluso l’Arcipelago Pontino (Ventotene) – Campano (Capri). Si avvicina alla costa solo dove essa presenta un fondo scosceso e in presenza di canyon sottomarini. Sebbene la specie venga descritta come una delle otto più frequenti del Mediterraneo (Duguy 1991) e sia monitorata nella porzione orientale del bacino, esistono pochi studi sulla distribuzione e l’abbondanza della specie nella parte occidentale. Gli avvistamenti della specie riguardano spesso individui isolati o coppie (Gannier 1998b, Mussi et al. 1998). In tempi più recenti sono stati riportate segnalazioni di gruppi sociali (Drouot 2003, Moulins & Wurtz, 2005, Mussi et al. 2004), ma i grandi branchi composti da più di 15 individui descritti da Bolognari negli anni ’50 sembrano essere solo un ricordo.

Lo stato di conservazione del capodoglio in Mediterraneo è tuttora classificato come sconosciuto. Non esistono stime di abbondanza in tutta la regione, tuttavia gli spiaggiamenti e gli avvistamenti della specie sono in declino. Gli attrezzi da pesca, in particolar modo le reti pelagiche derivanti che continuano illegalmente ad agire nel Mediterraneo rappresentano una minaccia significativa per questi animali, così come le collisioni con le imbarcazioni (Cagnolaro & Notarbartolo di Sciara, 1992; André et al., 1994; Félix et al., 1997; Laist et al., 2001). I dati di mortalità per l’alto tasso di collisioni e le catture accidentali (e mortali) negli attrezzi da pesca, soprattutto spadare, sono allarmanti (IWC, 2004, Reeves et al., 2003) anche nell’area di studio.

Il globicefalo è una specie ad ampia diffusione in tutti i mari, ma è occasionale ed abbastanza rara nelle acque italiane, dove viene osservata sporadicamente soprattutto nei settori occidentali. Frequenta le acque pelagiche profonde, dove compie immersioni prolungate alla ricerca di cibo, che consiste soprattutto di molluschi cefalopodi. Per il Mediterraneo e in particolare per i mari italiani non si hanno dati in merito alla struttura e consistenza numerica delle popolazioni.

L’Arcipelago Pontino (Ventotene), a causa delle sue peculiarità geomorfologiche, ospita un gruppo di globicefali censito fin dal 1991, per i quali esistono preoccupanti elementi di allarme legati al declino del numero degli avvistamenti nel tempo.

 

Lo scenario sopra delineato evidenzia la necessità di azioni concrete di conservazione e di gestione sostenibile della risorsa Cetacei. E’ importante che ogni decisione, a breve o a lungo termine, che abbia un impatto su queste specie e/o sul loro ambiente, venga presa con il supporto di informazioni scientifiche dettagliate (Rogan & Berrow, 1995). Pertanto, studi sul campo sui gruppi locali di delfini comuni, capodogli e globicefali sono chiaramente necessari allo scopo di: a) ottenere una migliore conoscenza dell’ecologia comportamentale delle specie nell’area, b) determinare la loro attuale distribuzione e abbondanza nell’Arcipelago Pontino-Campano, c) un rilievo geologico più puntuale per determinare le aree della stanzialità e della presenza dei cetacei nel medio periodo e , d) suggerire appropriate strategie di gestione che sappiano armonizzare le esigenze di conservazione da un lato e le attività di sviluppo ecoturistico dell’area dall’altro.


STUDI EFFETTUATI NELL’AREA DAL 1991 AD OGGI: RISULTATI SULLE SPECIE CHIAVE



Delfino comune

Dal 1997 è stata consistentemente documentata la presenza di una comunità residente di delfino comune (Mussi & Miragliuolo, 2003). Gli animali sono stati avvistati stagionalmente, prevalentemente in estate, in corrispondenza del canyon sottomarino di Cuma, un’area marina ad alta produttività caratterizzata da una notevole biodiversità pelagica e da associazioni multispecifiche (Mussi et al., 2004). L’analisi relazionata alla distribuzione della specie mostra che i delfini comuni sono stati registrati principalmente nell’ambiente delimitato dalle incisioni dei canyon piuttosto che altrove (Mussi et al. 2006). Sulla base di dati preliminari di foto-identificazione, 79 individui sono stati riconosciuti e catalogati, 47 di loro sono stati riavvistati in anni differenti suggerendo alti livelli di residenza. Le attività di riproduzione sono state frequentemente osservate e giovani e neonati sono sempre presenti in una o più unità del branco.

I gruppi sono relativamente numerosi (media=50,63; DS=32,67; n=75, range 2–120 individui) e spesso osservati in associazione con stenelle (Stenella coeruleoalba), in particolare durante l’attività di alimentazione focalizzata sul pesce azzurro. L’alimentazione avviene in superficie e la costardella Scomberesox saurus (un pesce stagionale molto ricercato sui mercati locali) è la tipica preda di delfino comune nell’area (Mussi & Miragliuolo, 2003). Dal 2000 sono stati raccolti dati acustici che hanno riguardato clicks e fischi.

Il numero degli avvistamenti della specie nell’area è in declino.

Capodoglio

Nell’Arcipelago Pontino-Campano la presenza di capodoglio è stata monitorata a partire dal 1991. Tuttavia solo negli ultimi due anni è stato messo a punto il sistema di rilevamento acustico messo a disposizione da IFAW (Gillespie & Leaper 1997, Leaper et al. 2000, Chappel & Gillespie 1998). Come conseguenza gli avvistamenti sono aumentati significativamente ed è stato possibile accertare la presenza sia di gruppi sociali composti da femmine e individui immaturi di entrambi i sessi, che di maschi isolati.

Gli animali rimangono nell’area dell’Arcipelago per periodi lunghi fino a 30 giorni, preferendo acque tra i 500 e gli 800 m, nella parte più profonda del canyon di Cuma. Le principali attività registrate in superficie sono state spostamento lento a 2,5/3 nodi o riposo. Sono stati comunque osservati altri comportamenti come salti (breaching), colpi di coda (tail slap) e nuoto laterale (side fluke).

Un totale di 14 individui è stato fotoidentificato sulla base della forma e dei marchi presenti sulla pinna caudale. Durante gli avvistamenti si sono effettuate registrazioni ad libitum; il repertorio dei capodogli ha compreso usual clicks, codas, codacreaks, creaks e squeals.

La presenza di gruppi sociali nelle acque dell’Arcipelago Pontino-Campano attraverso gli anni rappresenta la prima evidenza di attività riproduttiva nel mar Tirreno (Mussi et al., 2004).

Globicefalo

A partire dal 1995 è stata documentata la presenza semistanziale al largo delle isole di Ischia e Ventotene di un gruppo stabile di globicefali (Mussi et al., 1998, 1999, 2000). Sono stati fotoidentificati 6 individui e di 5 individui è stato determinato il sesso mediante osservazione diretta. Tutte le osservazioni riguardano gli stessi esemplari fotoidentificati che sembrano far parte dello stesso gruppo sociale.

Nel 1995 il gruppo era formato da sei individui: tre maschi adulti (Cagliostro ~7m lunghezza, Santiago ~6,5 m e Enea ~6 m), una femmina adulta (Señora ~5,5 m), una femmina giovane (Emma ~3 m; età stimata: 5 anni), ed un individuo immaturo di sesso sconosciuto (Pan ~2,5 m; età stimata: 1-2 anni). Nel 1996 Enea è scomparso e non è stato più riavvistato. Il branco segue un "pilota", il maschio di dimensioni maggiori così come è stato osservato in altri gruppi sociali di questa specie, Cagliostro.

Durante gli anni, il numero dei globicefali è calato drammaticamente, dai sei iniziali a 2: Cagliostro, il maschio più anziano e Pan il maschio più giovane. Nel mese di settembre del 2006 Pan e Cagliostro sono stati avvistati in compagnia di una femmina e di un nuovo nato, il gruppo è quindi nuovamente aumentato di numero ed è oggi composto da quattro individui.

 

 

OBIETTIVI DELLA PROPOSTA

A seguito della richiesta della Direzione della Riserva Naturale Marina Isole di Ventotene e Santo Stefano di presentare un’ipotesi di lavoro da implementare nell’ambito di un programma di sviluppo sostenibile delle risorse marine dell’Arcipelago Pontino (Ventotene) – Campano (Ischia), Delphis MDC ha messo a punto una proposta progettuale diversificata su 3 livelli integrati e complementari.

Istituire sull’isola di Ventotene, sede di Riserva Naturale Statale e di Area Marina Protetta, un “Centro Coordinamento Cetacei” per la ricerca scientifica, la divulgazione, l’educazione e la formazione.



LIVELLO 1: Ricerca scientifica

Si intende sviluppare un sistema di monitoraggio regolare per studiare lo stato di conservazione degli animali nella regione, per valutare l’impatto delle attività umane sulla struttura delle popolazioni e per creare una piattaforma di dati aggiornati nell’area. Particolare attenzione verrà data alle due specie a rischio (delfino comune e capodoglio) e alla specie peculiare dell’isola di Ventotene (globicefalo).

La ricerca si propone di:

  1.  
    1. valutare il grado di residenza degli animali

    2. studiare la distribuzione e l’utilizzo dell’habitat

    3. elaborare una carta geologica sistematica dell’area

    4. stimare le presenze alimentari delle specie ittiche minori, per quantità e qualità destinate alla nutrizione dei cetacei

    5. esaminare il comportamento

    6. stimare l’impatto sugli animali delle operazioni di pesca e del traffico navale

    7. esaminare la struttura sociale

    8. stimare le dimensioni delle popolazioni

    9. studiare il repertorio acustico

I dati raccolti verranno analizzati interamente, revisionati e resi disponibili alla comunità scientifica nazionale ed internazionale attraverso la pubblicazione di lavori scientifici su riviste specializzate. Costituiranno inoltre la base per effettuare tutte le iniziative di comunicazione presso i mass media, nonché quelle di divulgazione e di educazione presso il grande pubblico.

 

LIVELLO 2: Divulgazione sul territorio ed educazione

Il Museo dei Cetacei, da realizzarsi all’interno della sede della Riserva di Ventotene, si propone come punto centrale di un percorso educativo mirato ad una maggiore sensibilizzazione culturale scientifico-naturalistico delle popolazioni locali oltre che dei numerosi turisti che periodicamente visitano l’isola.

Il museo si propone di allestire settori espositivi rispondenti alle più accreditate metodologie museologiche e supportati dai più moderni strumenti della comunicazione multimediale.

Per la didattica, si prevede la futura realizzazione di un centro di programmi sperimentali di scienze naturali indirizzati al mondo della scuola e insieme ad un’utenza diversificata (turisti, studenti universitari, appassionati ecc.).

Infine il museo potrà fornire indirizzi utili all’elaborazione di programmi per la protezione del mare e delle sue risorse, tesi alla formazione di una coscienza naturalistica in una utenza vasta e diversificata.

Attraverso la produzione di audiovisivi e guide dedicate, i cittadini residenti e i turisti riceveranno informazioni utili a favorire comportamenti corretti in caso di incontro in mare con balene e delfini.

I materiali informativi saranno dedicati alla biologia e alla conservazione dei cetacei e delle specie a rischio di estinzione che frequentano le acque dell’Arcipelago e conterranno le norme di un codice di condotta per l’avvistamento in mare.

Inoltre, attraverso un “percorso cetacei” predisposto sulle isole, i cittadini e i turisti impareranno a conoscere la biodiversità della cetofauna e potranno dedicarsi all’avvistamento da terra lungo percorsi consigliati nonché potrà essere realizzato un battello didattico per analoghe finalità ed una stazione di avvistamento sulla terrazza del Museo della Migrazione.

Anche le scuole potranno proseguire un percorso didattico sul tema partecipando alla “Festa dei Cetacei ”, appuntamento annuale dedicato alle scuole.



LIVELLO 3: Formazione

Si intende organizzare un corso di formazione per operatori di whale watching al fine di garantire uno sviluppo socioeconomico delle comunità locali. Lo scopo principale del corso è la creazione di qualificate figure professionali in grado di promuovere e correttamente gestire le attività di osservazione dei Cetacei presenti nelle acque dell’Arcipelago Pontino-Campano. L'iniziativa favorisce la crescita del flusso informativo tra gli Operatori, sia pubblici che privati, le Autorità Centrali e Periferiche e rappresenta un importante momento di incontro e di scambio tra il mondo associazionistico, accademico e le Istituzioni.

 

 

SVILUPPO DELLA PROPOSTA



1. La ricerca scientifica

I dati saranno raccolti da osservatori esperti nel corso di monitoraggi diurni in barca a vela entro l’area di studio, una zona ben conosciuta per la sua alta biodiversità pelagica.

Le uscite avverranno in condizioni meteomarine ottimali (stato del mare Beaufort 4 o minore) con buona visibilità e a velocità di 3-4 nodi. Le rotte copriranno le acque dell’Arcipelago (entro la batimetria dei 2000 – 2400 metri), con uno sforzo maggiore sul canyon di Cuma e del canyon Ventotene/Capri. Tutti i surveys si terranno a bordo di un veliero di 17,7 m (Fig. 2).



Il monitoraggio di una popolazione è fondamentale sia agli scopi della conservazione che alla gestione di una specie. Una delle tecniche principali utilizzate in ambiente è quella della cattura-ricattura (mark-recapture), tramite la quale un animale viene identificato in qualche modo ed in seguito i modelli di ricattura vengono usati per definire i parametri di popolazione. Per i cetacei si utilizza l’identificazione degli individui fotografando le loro pinne dorsali o caudali. Questa tecnica si basa sullo stesso principio delle impronte digitali, in quanto ciascuna pinna dorsale o caudale è diversa da un’altra, per cui approntare un catalogo di fotografie delle pinne degli animali avvistati equivale a creare un catalogo degli individui, che possono essere di volta in volta riconosciuti, permettendo di studiare la dinamica della popolazione in esame.

Le immagini raccolte per la fotoidentificazione verranno in seguito processate, seguendo il protocollo descritto da Gowans e Whitehead (2001).

Il sesso dei cetacei verrà determinato, quando possibile, attraverso l’osservazione diretta dell’area genitale, sia visivamente, sia attraverso la telecamera subacquea. Ogni cetaceo che è costantemente accompagnato da un neonato è considerato una madre e di conseguenza di sesso femminile.

Per analizzare la distribuzione delle specie, l’area di studio sarà divisa in celle di 1 km2. La distribuzione sarà determinata all’interno delle celle della griglia risultante, sulla base dei punti rilevati dal GPS.

l punti di avvistamento dei Cetacei (ottenuti attraverso il GPS) e i dati geografici saranno combinati con l’utilizzo del programma cartografico SURFER 7.0. Attraverso questo software sarà anche possibile determinare la posizione degli animali e di conseguenza gli habitat preferenzialmente frequentati dalle specie.

Gli animali verranno avvicinati lentamente (per minimizzare il disturbo ai gruppi e non interrompere il comportamento degli animali) e nel frattempo verranno raccolti dati comportamentali e acustici. Gli incontri continueranno sino a che i gruppi saranno persi (un gruppo è considerato perso dopo circa 20 minuti senza avvistamento) e possibilmente, tutti gli animali fotoidentificati. Tutti gli avvistamenti verranno videoregistrati per consentire un analisi a posteriori del comportamento e per ottenere immagini utili alla messa a punto dei supporti multimediali.

Verranno utilizzate tecniche di rilevamento acustico, soprattutto per lo studio dei capodogli. I capodogli infatti sono animali che passano la maggior parte del tempo in profondità, in media si immergono fino a 1000 m e le apnee durano in media 45 minuti. Per questi motivi, i tradizionali monitoraggi visivi sono meno efficaci dei rilevamenti acustici.

In immersione, questi cetacei (ma anche i delfini) emettono continuamente segnali acustici (clicks) che possono essere ascoltati a parecchie miglia di distanza (6 miglia nautiche). Rilevando questi suoni, è possibile seguire gli animali per ore senza vederli.

Tutti gli altri odontoceti presenti nell’area emettono oltre ai click, fischi e vocalizzazioni varie tramite i quali, sebbene a distanze più moderate (2 miglia nautiche) rispetto a capodoglio, possono essere seguiti acusticamente. In generale, rispetto ai monitoraggi tradizionali i surveys acustici offrono i seguenti vantaggi:

  • la possibilità di continuare per 24 ore al giorno ottimizzando i tempi del monitoraggio,

  • essere automatizzati per minimizzare gli errori dell’operatore umano,

  • non richiedono molto personale e quindi possono essere effettuati anche su piccole imbarcazioni,

  • non disturbano gli animali che continuano le loro normali attività.

Si propone pertanto di effettuare un approccio acustico complementare basato su tre strategie:

  1. Registrazioni durante gli avvistamenti dall’imbarcazione laboratorio: durante gli avvistamenti saranno effettuate registrazioni continue con lo scopo di ottenere un esauriente archivio acustico basato sulle comunità locali di delfinidi. Le registrazioni di fischi e vocalizzazioni saranno successivamente analizzate in ordine di definire le caratteristiche acustiche delle specie nell’area, dal momento che le variabili geografiche di popolazione nei parametri acustici sono una condizione probabile. Particolare attenzione verrà data alle vocalizzazioni stereotipate per creare un catalogo acustico delle “firme” degli animali.

  2. Monitoraggio acustico remoto e continuo di definite aree marine con lo scopo di ottenere informazioni sugli spostamenti degli animali durante il periodo notturno e durante il periodo invernale. Effettuare il monitoraggio attraverso boe acustiche può ridurre significativamente questi problemi e provvedere una metodologia che possa essere utilizzata tutto l’anno. Molti esperimenti e campagne hanno dimostrato la versatilità e l’efficacia delle boe acustiche (Caiti et. al., 2000; Jesus et. al., 2003; Soares et. al., 2002) come strumenti per monitorare gli aspetti comportamentali dei cetacei su una varietà di scale temporali e spaziali (Gordon et al., 2000; Mc Donald & Moore, 2002). Premesso che per il monitoraggio dell’intera area di studio saranno necessarie almeno tre boe acustiche, in questa fase preliminare verrà sviluppato un prototipo di boa che invierà i segnali ad una stazione a terra (Frye et al., 2000, Ware et al., 2002) per analisi successive.

  3. Analisi successive con lo scopo di realizzare un catalogo acustico dei cetacei dell’area.

 

2. Divulgazione sul territorio ed educazione

Nonostante l’esistenza di una legislazione dedicate alla protezione dei mammiferi marini, è molto difficile cercare di mitigare le minacce dirette ai cetacei a causa della mancanza di educazione e di una coscienza pubblica del problema. Campagne educative a lungo termine focalizzate sulla necessità di proteggere i cetacei possono apportare risultati positivi anche in assenza di una legislazione appropriata. Per questo motivo, le informazioni derivanti da questo studio saranno disseminate al pubblico attraverso un programma educativo dedicato, attraverso un percorso culturale basato su:

  1. Museo dei Cetacei

  2. Punto informazione: itinerari didattici - educativi, avvistamento ed osservazione delle abitudini dei cetacei

  3. Workshop e Seminari: per la verifica, il confronto, la divulgazione dei dati raccolti nelle diverse esperienze

  4. Produzione di materiale educativo (audiovisivi, guide)

  5. Festa dei Cetacei, evento annuale dedicato alla conservazione dei cetacei

 

Museo dei Cetacei

L’interesse verso la Natura negli ultimi anni è notevolmente aumentato, soprattutto nei confronti del mare. Contemporaneamente sembra crescere tra tutti, e specialmente tra i giovani, la consapevolezza della fragilità degli ecosistemi, con la conseguente necessità di incrementare la propria cultura naturalistica, studiando i delicati equilibri naturali.

La divulgazione scientifica in Italia però è spesso parziale, frammentaria e riservata ai vari esperti di settore. L’insegnamento delle scienze naturali nelle scuole è purtroppo carente, mancando di base una specifica preparazione naturalistica dei docenti.

I musei, messi a disposizione di insegnanti, studenti e cittadini, agiscono come infrastrutture naturalistiche che attuano una divulgazione scientifica corretta e permanente.

In particolare, il Museo dei Cetacei si propone come punto centrale del percorso educativo dedicato ai mammiferi marini che frequentano le acque di Ventotene.

Il progetto è finalizzato alla conoscenza delle problematiche ambientali del bacino del Mediterraneo, ed in particolare del mar Tirreno ed alla salvaguardia della sua significativa biodiversità, con particolare riferimento ai mammiferi marini dei mari di Ischia e Ventotene.

Si propone l’esposizione di una mostra permanente realizzata con pannelli divulgativi sui cetacei dell’Arcipelago Pontino-Campano eseguiti con tavole a colori, foto raccolte negli anni dai ricercatori di Delphis e mappe geologiche dell’area di studio.

La mostra sarà arricchita da riproduzioni a grandezza naturale delle specie chiave delle isole di Ischia e Ventotene:

  • capodoglio (15 m)

  • globicefalo (6 m)

  • delfino comune (2 m)

 

Una sezione sarà dedicata alle ricerche svolte nelle acque delle isole di Ischia e Ventotene, con la descrizione delle metodologie di ricerca e dei risultati più importanti. Vetrine con preparati biologici e bacheche dedicate alle prede più comuni dei delfini completeranno l’itinerario didattico.

Si prevede inoltre l’allestimento di uno spazio interattivo, con la finalità di creare un ambiente immersivo che conduca l’ospite attraverso un percorso emozionale di:

  • iniziale stupore

  • scoperta e interazione con l’ambiente

  • fruizione dei contenuti audio e video

 

Nella prima fase l’ospite prende contatto con l’ambiente:

sulla parete frontale vengono visualizzati i contenuti (in modalità screensaver).

Sulla parete di sinistra è previsto uno spazio per la scelta dei contenuti: gli oggetti fisici simboleggiano la tipologia di contenuto

 

In seguito l’ospite sceglie la tipologia dei contenuti da visualizzare, toccando uno degli oggetti. In questo modo la stanza si trasforma in termini di

  • contenuti video

  • contenuti audio

  • luci

 

Dopo aver scelto, l’ospite fruisce del contenuto di fronte alla parete, sopra ad un tappeto d’acqua

 

 

 

Percorso Cetacei

Il percorso cetacei presume innanzi tutto la pubblicazione di una mappa dell’area in cui siano localizzati i punti di informazione sulle specie avvistabili nelle acque dell’isola. La mappa andrà distribuita tramite l’azienda di turismo e soggiorno e altri importanti punti di transito quali traghetti e aliscafi, info point, alberghi, etc.

Il percorso cetacei dell’isola di Ventotene prevede dunque l’istituzione di un Dolphin o Whale Point in 7 punti strategici e di transito di persone (1 per ciascuna specie di cetacei dell’area), con n. 3 cartelloni divulgativi che tratteranno la biologia dell’animale, le caratteristiche geomorfologiche dei fondali e lo stato di conservazione della specie nel Mediterraneo.

Oltre ai Whale & Dolphin Points, sulla mappa verranno segnate e consigliate delle passeggiate naturalistiche nei pressi di promontori e/o belvedere per tentare la fortuna di un avvistamento vero e proprio degli animali da terra, muniti di binocoli.



Seminari e Workshops

La ricerca è un settore in continua evoluzione caratterizzato dalla scoperta di nuove tecnologie e metodologie che portano ad affrontare quei problemi che si presentano nel lavoro sul campo con sempre una maggiore efficienza. Pertanto un costante confronto con altri ricercatori e un aggiornamento relativo alle nuove tecnologie si richiede necessario. Al fine di favorire e stimolare questo continuo miglioramento e crescita, si propone l’organizzazione di seminari su scala annuale che permettano non solo la verifica e la valutazione del lavoro svolto, ma anche questo confronto con ricercatori e progetti realizzati in aree affini o sulle stesse specie di cetacei.

Materiale educativo

Sarà prodotto materiale educativo efficace, basato su conoscenze scientifiche selezionate per promuovere la conservazione dei cetacei e in particolare delle specie di maggiore interesse, delfino comune, capodoglio e globicefalo. Il materiale potrà essere utilizzato sia a livello locale, che a livello nazionale. Il materiale educativo sarà finalizzato a supportare azioni prioritarie e avrà fini di conservazione. I cittadini residenti e i turisti saranno incoraggiati ad applicare un codice di condotta durante gli avvistamenti di cetacei.

Volendo realizzare un prodotto mediale di forte impatto e risonanza, che tratti lo stato attuale di sopravvivenza e le minacce che incombono sui cetacei dell’Arcipelago Pontino-Campano, Delphis mdc propone la realizzazione di un prodotto multimediale, concretizzabile in un audiovisivo, imbattibile per la potenza e la facilità di comunicazione sul target, ed in una guida cartacea.

Tali prodotti sono finalizzati all’informazione ed alla creazione di nuovi codici di condotta per una coesistenza eco-sostenibile tra uomini e cetacei. Oggi le popolazioni dei grandi predatori pelagici, infatti, stanno svanendo ad un ritmo preoccupante e le minacce principali sono attribuibili ad azioni umane. Consapevole di quanto siano influenti questi aspetti sull’ecosistema, ma anche di quanto sia diffusa la tendenza a minimizzarli, Delphis mdc intende realizzare un audiovisivo con guida cartacea annessa che si propone di rappresentare tali aspetti nei loro effetti sull’ambiente e di porli in associazione ad alternative di comportamento più equilibrate e rispettose, in modo da ottenere una modificazione nelle risultanti di comportamento.

Particolare rilevanza verrà dunque data ai giusti modi di interazione con l’ambiente marino e all’importanza che l’Arcipelago Pontino-Campano riveste nella possibilità di sopravvivenza delle 7 specie di cetacei che transitano in esso, trattandosi anche di specie già listate come “a rischio di estinzione”. Rivolto a chi, per lavoro o diletto, si muove nella porzione di mare di riferimento, il Video che si vuole realizzare è dunque un Documentario divulgativo-didattico che tenda, attraverso l’identificazione e sostituzione di comportamenti ingenui o pericolosi, a conseguire la tutela dei cetacei e la salvaguardia della biodiversità che caratterizza la nostra realtà marina.



Festa dei Cetacei

Si propone di realizzare a giugno un evento di divulgazione, con annesso concorso, dedicato alle scuole elementari, medie e superiori per riflettere sul tema della conservazione dei cetacei (delfini, capodogli e globicefali) insieme ai loro insegnanti e alle loro famiglie. Esperti cetologi incontreranno il pubblico adulto dell’isola per sensibilizzarlo sui temi della conservazione del mare attraverso interventi divulgativi sui cetacei.

 

3. Formazione (per operatori di whale watching)

Il whale watching, nato nel 1955 negli Stati Uniti, è definito come un tour - contenente almeno alcuni aspetti di tipo commerciale - effettuato in barca, in aereo/elicottero o via terra, per vedere e/o ascoltare esemplari appartenenti ai Cetacei.

E’ una attività economica con importanti benefici e ricadute a livello ricreativo, ambientale, socio-economico, di educazione e di ricerca scientifica. Attualmente una vera e propria industria del valore di almeno 1 milione USD, capace di attrarre più di 9 milioni di partecipanti ogni anno in 87 Paesi in tutto il mondo e di coinvolgere 492 comunità.

Fin dal 1991, quando circa 4 milioni di persone effettuavano attività di whale watching, il numero dei partecipanti è aumentato in media del 12,4% ogni anno (13,6% solo tra il 1994 e il 1998), raggiungendo i 9 milioni nel 1998.

Il primato della crescita più rapida registrata nel mondo tra il 1994 e il 1998 appartiene a Taiwan, che è passata da 0 a 30.000 whale watchers. Altri 4 Paesi hanno avuto un incremento particolarmente significativo: l’Islanda (+251% / anno), l’Italia (+140%), la Spagna (+123,6%) e il Sud Africa (+112,5%).

In Europa esistono circa 200 operatori di whale watching distribuiti in 18 Paesi; nel 1983 ne esisteva solo 1. In alcune regioni del Mediterraneo, e in particolare per l’Italia, la crescita esponenziale dell’attività di osservazione dei Cetacei è possibilmente dovuta alla creazione del Santuario nel Mar Ligure. Alcune comunità sono state radicalmente trasformate dallo sviluppo del whale watching, offrendo loro un nuovo senso di identità e di orgoglio. L’osservazione dei Cetacei ha infatti apportato un enorme sviluppo economico, creando posti di lavoro e favorendo la nascita di nuove imprese commerciali. Ha anche aiutato nella comprensione dell’importanza della conservazione marina da parte delle comunità locali, ed ha a volte fornito una “piattaforma” stabile per il lavoro dei ricercatori. Alcuni operatori hanno addirittura sviluppato programmi di monitoraggio delle popolazioni attraverso la creazione di cataloghi di individui fotoidentificati.

 

Il Corso

Il settore dell’Ambiente avverte sempre più la necessità di avvalersi di professionalità con formazione multidisciplinare e sensibilità per le tematiche inerenti la tutela. In questo contesto, giovani diplomati e/o laureati in discipline scientifiche possono trovare impiego nelle attività connesse direttamente o indirettamente con la salvaguardia e la gestione delle risorse ambientali.

In questa ottica, DELPHIS MDC intende organizzare il Corso di formazione per Operatori di Whale Watching in collaborazione con le Istituzioni locali, con alcune Università italiane e con i principali veicoli di informazione operanti nel settore.

Tra gli elementi caratterizzanti del Corso di formazione:

  • Corpo docente composito e di alto profilo

  • Opportunità di acquisire conoscenze applicative e multidisciplinari

  • Interazione con le diverse realtà operative ed istituzionali del territorio

  • Ambiente stimolante e costruttivo

  • Prospettive di lavoro

Il Corso offre un programma multidisciplinare di alto livello che, attraverso i concetti ed i metodi fondamentali, fornisce gli strumenti per una corretta gestione e tutela delle risorse marine (Cetacei in particolare) in un contesto di ecosostenibilità. Le attività del corso si prefiggono l’obiettivo di fare acquisire le conoscenze sulle caratteristiche dell’ambiente marino e, in particolare, dei Cetacei che hanno fatto del Mediterraneo il proprio habitat. I partecipanti saranno stimolati alla formulazione di nuovi sistemi di controllo che possano evitare le conseguenze negative determinate dall’insorgere e dal perdurare di eventuali fenomeni di perturbazione.

In particolare:

  • acquisire nozioni di base sull’ambiente marino e sulla biologia e comportamento dei Cetacei;

  • acquisire le conoscenze sulle principali tecniche di campionamento e metodiche analitiche;

  • comprendere i meccanismi che regolano le relazioni tra Cetacei e loro distribuzione spazio-temporale;

  • stimare ed individuare opportuni indicatori di stress degli animali;

  • formulare e strutturare progetti;

  • conoscere e applicare la normativa in tema di conservazione e tutela dei Cetacei.

Il coordinamento del Corso di formazione è affidato a Delphis ed ad un Comitato Scientifico composto da esponenti del mondo Accademico e da esperti del settore ambientale (pubblico e privato). L'attività didattica del Corso di formazione è affidata ad un corpo docente composito e di alto profilo, formato da professori universitari, da ricercatori del CNR, da rappresentanti delle Istituzioni e da tecnici afferenti a strutture pubbliche e private.

La durata del corso è di 6 settimane, per un totale di 210 ore. Verranno effettuate 3 settimane di lezioni teoriche da tenersi sull’isola di Ventotene e 3 settimane di lezioni pratiche da tenersi a bordo dell’imbarcazione laboratorio di Delphis MDC. Ogni settimana rappresenta un modulo didattico:

1° settimana (marzo): 30 ore di lezione frontale su 5 giorni (6h/giorno)

2° settimana (aprile): 40 ore di attività pratiche in mare su 5 giorni (8h/giorno)

3° settimana (maggio): 40 ore di attività pratiche in mare su 5 giorni (8h/giorno)

4° settimana (settembre): 30 ore di lezione frontale su 5 giorni (6h/giorno)

5° settimana (ottobre): 40 ore di attività pratiche in mare su 5 giorni (8h/giorno)

6° settimana (novembre): 30 ore di lezione frontale su 5 giorni (6h/giorno)




 




 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 02 Agosto 2010 09:34 )